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La direzione scientifica
Emanuele Di Pierri e' nato a Taranto il 21 Agosto del 1969.
Sin da giovanissimo respirato in "ambiente medico", vivendo a stretto contatto con il Dr. Alessandro Leccese, nonno materno, medico dal 1936 al 1997, dal quale ha ereditato la grande passione per la medicina.
Poche altre grandi passioni hanno trovato spazio, tra queste il mare di Taranto e la vela.
Dopo studi scientifici ha conseguito la Laurea a pieni voti in Medicina e Chirurgia, presso l'Universita' di Bari nel 1996, discutendo una tesi clinico-sperimentale (pubblicata sugli annali di Medicina e Chirurgia) sui Laser in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva... [continua]
MAI allarmarsi, ma consultare senza esitazione, uno specialista Dermatologo esperto in dermatoscopia (la microscopia ad epiluminescenza), quando si individua un nevo diverso dagli altri, ossia una macchia asimmetrica, con bordi irregolari o sfumati, di colore non omogeneo o variegato anche se totalmente indolore al tatto ed asintomatica.
Anche la comparsa di una nuova macchia scura che si evolve rapidamente (nell’arco di poche settimane o pochi mesi) diversa dagli altri nei richiede la stessa attenzione.
Anche una lesione somigliante ad una lentiggine apparentemente innocua, ma che presenta una porzione rilevata, “palpabile”, va sorvegliata come un neo.
Al minimo dubbio non esitare a parlarne con il tuo Dermatologo.
Nevi a rischio
Quali sono i cosiddetti nevi a rischio?
I nevi a rischio sono quelli che presentano aspetti atipici all’esame clinico o dermatoscopico e che pertanto vengono ritenuti sospetti.
In particolare sono considerabili nevi “a rischio” quelli
congeniti di “grandi” dimensioni (oltre 20 cm)
insorti da poco tempo e tendono a crescere piuttosto rapidamente
molto scuri
più grandi di 6 mm di diametro
localizzati in zone del corpo soggette a frizione o sfregamento (elastico degli indumenti intimi, scarpe, pianta dei piedi) o a traumi ripetuti (rasoio, pettine)
I nevi “a rischio” non danno necessariamente origine al melanoma; sono nevi che però, vanno tenuti sotto osservazione.
E’ il dermatologo a decidere se è il caso o meno di effettuare un asportazione chirurgica o effettuare una nuova visita di controllo a distanza di qualche mese.
Il vero rischio, in realtà è dato dalla possibilità che non si tratti di un nevo ma di un melanoma.
Bugie e verità sui nei
Sono false le seguenti affermazioni:
I “nei” non devono essere operati
I “nei” delle piante dei piedi devono sempre essere asportati
Un “neo” ferito o traumatizzato si trasforma sempre in melanoma
I “nei” in rilievo e di colore scuro sono più pericolosi di quelli piatti
E' vero invece che:
I nevi devono essere asportati ed esaminati quando ritenuti dal dermatologo, sospetti o a rischio
I nevi delle piante dei piedi e dei palmi delle mani devono essere asportati solo se ritenuti dal dermatologo sospetti (come tutti gli altri) o se localizzati in punti dove sono sottoposti a microtraumi dovuti al contatto continuo con le calzature durante la deambulazione, o localizzati in punti difficilmente ispezionabili
La ferita di un nevo, generalmente ripara e guarisce come qualunque altra ferita della pelle, anche se in ogni caso è buona norma sottoporla all’attenzione del dermatologo, il quale valuta se è il caso di asportarlo
In rari casi può accadere che un nevo traumatizzato vada rapidamente incontro a cambiamenti valutabili con i criteri ABCDE, che possono rivelare una trasformazione in melanoma; in tal caso è obbligatoria l’asportazione chirurgica immediata e l’esame istologico
Mappa dei nevi
Per poter tenere più facilmente sotto controllo i nevi, specie se sono numerosi o se sono a rischio, è bene farne una mappatura, indicando la loro posizione su un disegno che riproduce il corpo.
La mappa può anche essere fatta fotografando le varie parti del corpo.
Ciascun nevo verrà indicato sulla foto con un numero e, su un foglio allegato, verranno annotate accanto a ciascun numero le dimensioni in mm dei nevi.
E’ buona regola che ciascun soggetto tenga sotto osservazione tutti I propri "NEI" attraverso l’autoesame, da eseguire ogni 3 mesi circa, ma è opportuno comunque sottoporsi a visita di controllo dermatologica con esame dermatoscopico di tutti i nevi almeno una volta l’anno, o immediatamente quando attraverso l’autoesame si individua una lesione sospetta.
L'esame dei nevi
Microscopia a epiluminescenza: la dermatoscopia
Negli anni ’90 è stata introdotta una nuova tecnica per la diagnosi delle lesioni pigmentate della cute, al fine di diagnosticare precocemente il melanoma: la dermatoscopia.
Questa metodica, se utilizzata da esperti dermatologi dermatoscopisti, rappresenta un valido ausilio nella diagnosi delle neoformazioni pigmentate cutanee, in quanto consente non solo di diagnosticare circa il 20% di melanoma in più rispetto al solo esame clinico, ma anche di evitare molte asportazioni chirurgiche non necessarie di nevi benigni.
Attraverso l’osservazione della cute mediante un microscopio da contatto, il dermatoscopio, il dermatologo può osservare i caratteri STRUTTURALI DEI "NEI", non apprezzabili ad occhio nudo e che sono correlabili a specifiche alterazioni STRUTTURALI ed istologiche.
L’epiluminescenza infatti, permette la valutazione diretta ed in modo assolutamente non invasivo ed indolore, di micro-strutture anatomiche che si trovano all’interno della pelle.
L’esame di queste strutture microscopiche e delle loro caratteristiche, consente di stabilire se una lesione pigmentata cutanea è di tipo melanocitico o non melanocitico e di discriminare, nell’ambito di quelle melanocitarie, quelle benigne da quelle maligne o “sospette tali”, poiché ritenute atipiche.
Questa tecnica è oggi ritenuta un fondamentale supporto strumentale in oncologia dermatologica, in quanto facilita la diagnosi delle lesioni pigmentate cutanee e del melanoma in fase precoce e riduce la necessità di eseguire ASPORTAZIONI chirurgiche inutili, di lesioni che maligne non sono.
In pochi anni quindi, da metodica sperimentale utilizzata in pochi centri di alta specializzazione, l’esame dermatoscopico è divenuto un esame strumentale utilizzato quotidianamente da molti dermatologi.
Inoltre, la digitalizzazione delle immagini e la loro archiviazione in un computer, consentono il controllo nel tempo delle lesioni pigmentarie ritenute sospette, attraverso il semplice confronto delle immagini.
Alcune statistiche riportate in letteratura relative al rapporto tra melanoma e numero totale di lesioni asportate, mostrano che, a fronte delle diagnosi, basate sulla sola osservazione clinica, viene riconosciuto circa un melanoma ogni 30 lesioni asportate, il rapporto scende ad 1:15 nel caso in cui l’esame clinico venga effettuato dal dermatologo.
Con l’ausilio della dermatoscopia questo rapporto si attesta mediamente su 1:7.